In questi giorni nel bosco tuona il bramito del cervo, un richiamo potente e vibrante che rimbalza da una valle all’altra e scorre tra gli alberi con la velocita’ del vento. Lievi venti locali muovono dolcemente le piante , contribuendo alla caduta delle foglie ormai ingiallite dei faggi. Gli abeti sembrano guardare in silenzio le mutazioni cromatiche tutto intorno, indifferenti.
Eppure il bramito sta finendo, alle alte quote e’ gia’ un ricordo. Persiste ancora intorno agli 800 metri, appena sopra i boschi di quercia.
Le riprese audio sono quasi terminate, presto, tempo permettendo, faremo anche quelle aeree.
cervo giovane
Dal cielo dovrei avere una migliore visuale sul percorso che faro’ a piedi da lunedi. L’area di mio interesse e’stata selezionata sulla superficie di 30.000 ettari in cui sono presenti  piu’ di un centinaio di orsi (censiti) e altrettanti lupi. Gli erbivori e i carnivori minori sono sicuramente di piu’, ma cio’ non toglie che i miei appostamenti e la traversata stessa, potrebbero non portare a niente (filmicamente parlando). Se per esempio si alzasse il vento, gli animali sarebbero molto nervosi e diffidenti piu’ del solito, si nasconderebbero e per me sarebbe un miracolo riuscire a fare qualche ripresa da vicino.
L’incognita tempo, inoltre, sta causando un ritardo della mia partenza. Stando alle previsioni, le condizioni ideali si verificheranno lunedi e la mia permanenza nel bosco non potra’ durare piu’ di 4 giorni. Pazienza, confido nel miracoloso senso di isolamento e nel dilatarsi del tempo che solo in natura, senza mezzi di comunicazione al seguito, si puo’ provare. Sara’ comunque un’ esperienza intensa.
Personalmente partirei anche con il diluvio, ma sono stato avvisato del pericolo che si corre in questa zona carsica quando piove a dirotto e, ovviamente, quando si solleva la nebbia.
Il rischio e’ di finire in un vero e proprio crepaccio coperto dalla gran quantita’ di foglie che cadono per ora, o di mettere il piede in un buco relativamente stretto, ma abbastanza profondo da rimanere bloccato.
Mi hanno messo in guardia “se finisci dentro buchi non possiamo mai trovarti”. Ma sono ben consapevole dei miei rischi e accetto di buon grado questa maggiore esposizione, altrimenti come tutto il resto, sarebbe ridotto al banale e allo scontato, che portano poi a racconti tutti uguali che mi terrorizzano piu’ della paura di rimanere nel bosco.
Nei tempi morti ho provato il mio piccolo bivacco notturno, realizzato con cordini e telo impermeabile. Sembra fragile, ma non sono previsti venti forti o gran temporali e portarmi il peso di una tenda mi sembra eccessivo.
Il mio carico dovrebbe essere molto leggero  (inferiore ai 15 kg), ed e’ piu’ attrezzatura che altro. Ho un treppiedi, uno Zoom H4n per l’audio, una telecamera con un buon 20x e la canon 5D MII per  le panoramiche e il self filming. Il resto sono viveri e accampamento, piu’ vestiario per la notte e qualche corda di emergenza.
Ho avuto le mappe finalmente. Ho fatto prova di orientamento ieri, sembra che vada tutto bene. Sono sempre piu’ convinto che GPS e telefoni sporchino parecchio l’approccio all’esperienza. Da queste parti sono piu’ o meno d’accordo. Di sicuro tra i cacciatori piu’ esperti del luogo trovo piu’ sostenitori e piu’ apprezzamenti. Sanno bene quanto ci si senta soli e persi nella foresta scura e fitta di questa regione. Tra l’altro…si perdono anche loro, perche’ vanno addirittura  a memoria.
Lungi da me imitare le imprese e le abilita’ dei locali, sarei un folle. Tutto si deve fare per gradi. L’esposizione aumenta insieme alle percezioni di rischio individuali.
Raccontero’ i giorni nel bosco, a scanso di imprevisti, al mio rientro. Il video, se valido, verra’ pubblicato entro dicembre sul sito www.igordindia.it
A presto