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Dopo alcuni felici giorni a Fort Yukon, in compagnia di altri paddlers e di una straordinaria famiglia che ci ha accolto e premesso di piazzare le tende in giardino, ho cercato in tutti i modi di raggiungere Old Crow e terminare le riprese della parte più significativa del documentario e della ricostruzione di ciò che è riportato nel libro di Bonatti. Non ci sono più voli interni per questa località, tranne che da Fairbanks. Un bush pilot si potrebbe anche trovare, ma non chiederebbe più i 300 $ che Clift Fairchild chiese a Bonatti per volare sul Porcupine (a proposito, ci sono ancora i suoi figli a Fort Yukon e mi hanno mostrato le foto del suo aereo). Oggi la spesa si aggira sui 2500$ a/r. Via acqua invece, ci si impiega una giornata intera, se si va a manetta con un 115 CV montato su uno scafo di metallo che fa più o meno 40 km/h. Ed è esattamente quello che ho fatto, grazie a un giro di telefonate che Stef, figlia di uno dei leader del villaggio, ha effettuato per aiutarmi a documentare una delle più importanti manifestazioni dei nativi di questa zona: il Biennal Gathering.
Mi ha quindi trovato un passaggio last minute con un certo Snok, un membro della tribù dei Gwich’in.
Snok parla poco ed è considerato un Bush man di quelli tosti. Sembra uscito da un film western. Sa accendere un fuoco anche sotto la pioggia in cinque minuti e con un solo fiammifero (senza nessuna esca artificiale), caccia e pesca con grande abilità e si sta costruendo da solo un cabin in mezzo al nulla, a due ore di motoscafo da Fort yukon.

Con noi c’era anche Josh, un ragazzo che ha fatto fuori due orsi davanti ai miei occhi, sparando dalla barca. Non ho per nulla apprezzato la cosa. Josh ha freddato un esemplare giovanissimo (due anni circa) e l’ha fatto a pezzi sul posto per conservarne la carne. Il poveraccio stava attraversando a nuoto il fiume ed era un bersaglio troppo facile per un cecchino esperto con un “.300” tra le mani. Il cacciatore ha centrato poi anche un black bear, troppo grosso da caricare in barca e, dopo essersi accertato di averlo ucciso, è tornato a bordo a mani vuote. Spero torni a prenderlo presto, perché gli altri membri della tribù si infurierebbero, sapendo di un giovane che spreca tanto ben di Dio. Gli orsi sono animali pacifici, che non mi hanno mai dato problemi durante il viaggio, e vederli uccidere così, seppure per questioni legate alla carne e a tutto ciò che un animale così grande può fornire, mi ha lasciato davvero sgomento.

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Il Gathering a Old Crow invece è stato eccezionale. Unico europeo presente, sono stato accolto dalla comunità Gwich’in con grandissima ospitalità, ricevendo cibo e assistenza e ho potuto piazzare la mia tenda davanti alla vecchia chiesa con vista sul Porcupine.

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Questo raduno tra tutti i membri della tribù (discendenti degli Athabaska) si svolge ogni due anni circa e dura almeno una settimana. Le discussioni hanno come tema principale la tutela delle proprie origini, la lotta contro le multinazionali che avvelenano le risorse del territorio (impedendo la pesca del salmone e distruggendo i pascoli dei caribou), cosi come le strategie da applicare per il futuro. Grande rilievo (e un po’ me lo aspettavo) ha avuto lo sconvolgimento del clima che è in corso ormai da quindici anni. Tante le voci in campo, sia degli “elders”, i più anziani, sia dei giovani pronti a continuare la lunga battaglia per la sopravvivenza.
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La conoscenza dei Gwich’in del wilderness e delle sue risorse è incredibile e viene tramandata di padre in figlio dalla notte dei tempi. Sanno trovare in natura qualunque tipo di medicinale, cibo, informazione sugli spostamenti dei branchi di caribou o degli alci (per esempio osservando il volo dei corvi che, in cambio di una “percentuale” sul bottino, volano bassi con un’ala mezza piegata, segnalando la preda al cacciatore) e ogni materiale utile a costruire gli indumenti per il duro buio inverno artico.

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I Gwich’in sono grandi oratori, forse un po’ prolissi, ma molto poetici e teatrali. Amano la danza al suono del “fiddler” (violinista) che suona melodie di origine scozzese, importate dai primi “trappers” e minatori provenienti dall’Europa, nel secolo scorso. Ma nell’arena di Old Crow, i nativi hanno anche fatto vibrare l’aria con potenti tamburi di pelle, che, accompagnati da canti di battaglia, mi hanno portato lontano nel tempo con la fantasia.
A Bonatti sarebbe piaciuto tanto questo evento…

…Continua