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Non avrei mai pensato di dovermi separare da Rossana. Capita, quando si vivono delle esperienze particolarmente intense, di credere che non finiscano mai. Alcune migliaia di chilometri fa, non ricordo i giorni e nemmeno le date, avevo promesso alla mia canoa che niente avrebbe potuto dividerci e che, piuttosto, all’arrivo, l’avrei affondata, restituendola al fiume come vuole la tradizione dei nativi.

Ma la realta’ si cura poco delle promesse. Lo Yukon ha chiaramente detto “da qui non si passa”, inutile pretendere di piu’. Non potendo quindi ridiscendere il Porcupine e non potendo remare fino al prossimo punto di uscita utile (Yukon Crossing), siamo rimasti bloccati per due settimane in un vicolo cieco. Fort Yukon e’ il punto piu’ a Nord di questo maestoso corso d’acqua, e da qua si puo’ solo volare su un aereo minuscolo per nove passeggeri, o sperare che una chiatta parta per Circle e caricarci sopra la canoa, per poi saltare su un camion diretto a Fairbanks. Un costo enorme e un travaglio infinito.

Ero gia’ seriamente a corto di soldi e non potevo perdere il gathering per nulla al mondo. Rossana rimarrà a Snok.

Mi sono vergognato come un ladro, ma non avevo molta scelta. La sua fine avrebbe potuto essere tremenda, vandalizzata o rubata da qualche testa calda, adoperata per chissa’ quale scopo losco. Snok la usera’ per andare a caccia e Rossana continuera’ a navigare ancora per molto tempo, lontanissima dal posto in cui ci siamo conosciuti per la prima volta: il piccolo canale davanti al Robert Service Campground, che allora mi sembrava un tratto difficile e insidioso…Quanta acqua e’ passata sotto di noi cara Rossana, quante rocce acuminate, tronchi spezzati, salmoni diretti a sud, e chissa’ che altro!

Mi hai salvato la vita due volte, e tante altre forse non me ne sono neanche accorto… grazie.

rossana

 

Al ritorno da Old Crow, due giorni fa sono riuscito a raggiungere Fairbanks su una sorta di bushplane. Con me ha lasciato Fort Yukon anche Ralf con il suo cane Luna, che erano arrivati con altri tedeschi e avevano messo base nel giardino di Jeenie Alexander e della loro fantastica famiglia. Senza l’aiuto di queste persone nessuno di noi avrebbe avuto modo di dimenticare la disfatta nei Flats dello Yukon. Specialmente il buon Bernt, che del suo viaggio verso il mare di Bering ne aveva fatto una pericolosa ossessione. Lui si e’ unito ai ragazzi diretti verso un altro fiume piu’ a ovest e ha forse digerito meglio quello che deve essergli sembrato un momento di fallimento totale. Chiunque sia arrivato quassu’ con quel tempo puo’ solo essere felice di non essere ancora sull’acqua.

Ralf non vede l’ora di ricongiungersi ad Anchorage con la sua famiglia in vacanza e andare a pescare a Beaver Creek. Vuole che i suoi figli si ricordino di questo viaggio nel wilderness. Gli ho detto che si deve preparare al fatto che forse uno di loro tornera’ sullo Yukon per vivere quello che ha fatto suo padre su un improbabile gommone gonfiabile, magari fra venti o trent’anni.

Ne abbiamo parlato mentre mi accompagnava a Tok con l’ auto noleggiata per il suo nuovo piano di viaggio. E’ stato bello attraversare, comodamente seduti, le immense foreste che circondano la Alaska Highway. Ma Tok purtroppo non e’ un bel posto per fare autostop.

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Mi ci sono voluti due giorni per trovare un passaggio per Dawson, sotto la pioggia incessante e con il solito vento freddo che spazza la strada. Pare che abbia piovuto tantissimo quest’anno, e che le temperature siano basse a tal punto che si aspetta la neve da un momento all’altro.

Finalmente il Dio della strada mi ha regalato un passaggio diretto a Dawson.

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Tornare in questa città è sempre incredibile, un evento speciale. Stavolta, mentre attraversavo le strade polverose stracarico di roba, alcuni amici mi hanno fatto festa: “Pensavamo fossi morto!” oppure “Ti abbiamo seguito su internet amico! ottimo lavoro laggiù! Che bello rivederti sano e salvo!”.

Che sia questo il primo passo del ritorno a casa? Che sia vicino il momento della riflessione su ciò che ho appena realizzato? Sembrano una sciocchezza i 3000 km che mi separano da Vancouver e gli altrettanti rimanenti ancora per Toronto.
Ma adesso ho solo la strada davanti a me, nulla di quello che mi aspetta è ancora chiaro e definito. Non contano più i chilometri, le attese, la pioggia. Sono praticamente al verde, ogni giorno del rientro ha un percorso e un destino incerto, ma sono felice. A sud fa già più caldo, a nord nevicherà a breve…è proprio tempo di tornare a casa.