Dopo tanti anni io e Martino Lo Cascio abbiamo deciso di “liberare” sul web “Le finestre di Beslan” il nostro primo documentario inchiesta sulla strage di Beslan, realizzato pochi mesi dopo l’attentato in Ossezia del Nord che è costato la vita a più di 300 persone (molti dei quali bambini).

Nonostante lo stile ormai un po’ “vecchio” e le tante scelte autoriali che probabilmente ora avremmo fatto in modo completamente diverso, il nostro rimane il primo documentario italiano sull’inchiesta fatta da Peacereporter e dalla Novaya Gazeta sulla strage di Beslan.

Io, Martino, e Alessandro Pomes (amico coraggioso che si inventò produttore) ne siamo orgogliosi. Anche se certe volte ripenso che quando sono andato a girare a Beslan avevo 21 anni e che sono tornato a casa dicendo “era meglio se dormivo”.

Girare in Ossezia e in Inguscezia è stato molto impegnativo, logisticamente problematico, e la nostra sensazione era di essere sempre sotto controllo da parte dell’FSB e dei vari informatori locali. Evidentemente i russi avevano capito che non eravamo una minaccia reale e ci hanno lasciato fare. Sebbene le nostre connessioni con Andrei Mironov (ucciso poi nel 2014 in Ucraina con Andy Rocchelli) e la Novaya Gazeta fossero piuttosto ovvie, eravamo talmente giovani e sprovveduti che non avremmo rappresentato una minaccia. Avevano ragione.

Qualcosa però avevamo trovato. In un tempo in cui le informazioni sull’attentato erano confuse ed contraddittorie, la nostra ricerca aveva portato alla luce prove interessanti.

Nel documentario c’è uno studio sulle foto scattate il giorno della “liberazione” degli ostaggi, e risulta chiaro che, dopo l’esplosione “accidentale” di alcune granate piazzate dai terroristi nella palestra della scuola, è stato sparato l’inimmaginabile sulla gente.

Il mancato coordinamento delle forze militari, la confusione nelle operazioni di soccorso e l’utilizzo di armi da guerra aperta (anche granate incendiarie e termobariche), hanno fatto schizzare il numero dei morti alle stelle.

Non a caso pochi giorni fa è stato pubblicato questo articolo del The Guardian che pubblica la sentenza della European court of human rights nella quale si afferma che “le autorità russe non hanno fatto abbastanza per prevenire l’attentato, del quale avevano già informazioni specifiche e sufficienti per intervenire in anticipo”.

Accuse gravi. Ma già nel 2005 si sapeva che questa strage sarebbe stata più utile a Putin che dannosa.